FOREP Onlus - P.Iva 03936941001 - Associazione per la ricerca sulla epilessia e sindromi correlate    
     > L’EPILESSIA FRA STORIA, LETTERATURA E SCIENZA
La storia: le prime menzioni della Epilessia
La storia evolve, i Greci colgono la natura patologica della Epilessia
La letteratura: : poeti e scrittori osservano e descrivono le crisi Epilettiche
La scienza: inizia l'approccio razionale moderno
 

La letteratura: : poeti e scrittori osservano e descrivono le crisi Epilettiche
 di Mario Manfredi

 
     > Dante descrive una crisi convulsiva e la confusione residua

E quale è quei che cade, e non sa como,
per forza di demon ch’a terra il tira
o d’altra oppilazion che lega l’omo,
quando si leva, che intorno si mira
tutto smarrito dalla grand’angoscia
ch’egli ha sofferta, e guardando sospira.

 
“La Divina Commedia” (1302-1321), Inferno, Canto XXIV, 112-117
 

 
     > William Shakespeare: “ Giulio Cesare”, o la tragedia
        dell’epilessia

Casca:… the rabblement hooted, and clapped
their chapped hands, and threw up their sweaty

night-caps, and uttered such a deal of stinking
breath because Cæsar refused the crown, that
it had almost choked Cæsar; for he swooned,
and fell down at it: and for mine own part I
durst not laugh, for fear of opening my lips
and receiving the bad air.

Cassio: But, soft, I pray you: what, did Cæsar
swoon?

Casca: He fell down in the market-place, and
foamed at mouth, and was speechless.

Bruto: ‘Tis very like, --he hath the falling
sickness.

Cassio: No, Cæsar hath it not; but you, and I,
And honest Casca, we have the falling sickness.

Casca: I know not what you mean by that;
but I am sure Cæsar fell down.

Bruto: What said he when he came unto himself?

Casca: …he said,
it he had done or said any thing amiss, he desired
their worships to think it was his infirmity

------------

Casca:…la plebaglia urlava e batteva le mani screpolate e gettava in aria i berretti bisunti ed esalava tal copia di fiato fetente perchè Cesare rifiutava la corona, che quasi ha soffocato Cesare: perchè egli è svenuto ed è caduto a terra: e per parte mia, non osavo ridere per paura di aprire la bocca e di respirare l’aria fetida.

Cassio: Ma, adagio, vi prego: come! Cesare è svenuto?

Casca: E’ caduto a terra nel Foro con la schiuma alla bocca ed è restato senza favella.

Bruto: E’ possibilissimo: egli ha il mal caduco.

Cassio: No, Cesare non l’ha; ma voi , ed io, e l’onesto Casca, noi, abbiamo il mal caduco.

Casca: Non so cosa vogliate dire con questo; ma sono sicuro che Cesare è caduto…

Bruto: Che cosa ha detto quando è tornato in sé?

 

 “Giulio Cesare” (1599), Atto I, scena II (traduzione di Aldo Ricci, Sansoni, Firenze, 1946)

 

 
     > Ancora Shakespeare: “Otello”, un’altra tragedia dell’epilessia

Otello: …Noses, ears, and lips.
– Is’t possible?-Confess,-handkerchief!-O devil!-
(Falls in a trance)

Iago: …How now, Cassio!

Cassio
: What’s the matter?

Iago
: My lord is fallen into an epilepsy:
This is his second fit; he had one yesterday.

Cassio
: Rub him about the temples.

Iago: No, forbear;
The lethargy must have his quiet course:
If not, he foams at mouth, and by and by
Breaks out to savage madness. Look, he stirs:
Do you withdraw yourself a little while,
He will recover straight…
How is it, general? have you not hurt your
head?

Otello: Dost thou mock me?

-------

Otello: Nasi, orecchie, bocche! E’ possibile? Ha confessato? E il azzoletto? Oh, demonio!
(cade per terra, in delirio)

Iago: …Siete voi, Cassio?
Cassio: Che è accaduto?

Iago: Una crisi epilettica. E’ già il secondo accesso: ne ebbe uno anche ieri.
Cassio: Stropicciategli forte le tempie.

Iago: Meglio no. Che lo svenimento abbia un decorso tranquillo. Altrimenti, si mette a fare schiuma alla bocca, e dà in furiose pazzie. Guardate, che comincia a muoversi. Allontanatevi un istante. Ora torna in sé…Come va, generale? Non avrete mica battuto la testa?

Otello: Vuoi beffarti di me?

 

“Otello” (1604), Atto IV, scena I (traduzione di Emilio Cecchi e Suso Cecchi d’Amico, Sansoni, Firenze, 1951)

 

     > Fjodor Dostojevskij: una descrizione classica delle crisi parziali
        (le esperienze di illuminazione del Principe Myshkin)

… improvvisamente gli si spalancò davanti come un abisso: una straordinaria luce interiore gli illuminò l’anima. Quella sensazione durò forse un mezzo secondo; nondimeno egli si ricordò in seguito con chiara consapevolezza il principio, la prima nota dell’urlo terribile che gli sfuggì dal petto…Poi la sua coscienza, in un attimo, si spense e subentrò una tenebra fitta.
Era stato colto da un attacco di epilessia

 
“L’idiota” (1868); traduzione di Alfredo Polledro;
Einaudi, 1955, pag. 246

     > Ancora Fjodor Dostojevskij: le esperienze estatiche di Kirillov

     -  “…ci sono momenti…in cui improvvisamente si avverte di avere raggiunto la armonia eterna…è qualcosa di ultraterreno…non nel senso di celeste ma di qualcosa di fisicamente non sopportabile…il sentimento è chiaro…come prendere coscienza di tutta la natura…più che amore…gioia…tremendamente chiara…se durasse più di cinque secondi l’anima non lo sopporterebbe e dovrebbe perire…ma in quei cinque secondi rivivo tutta l’esistenza…darei tutta la mia vita  per essi…”

      - “Quante volte ti succede” chiede Shatov”,

      - “Una o due volte alla settimana” risponde Kirillov

      - “…sta attento, Kirillov, è epilessia

 
“I demoni” (1871), versione libera

     > Sempre Fjodor Dostoevskij: gli stati di male e le simulazioni
        di Smerdjiakov

Smerdjiakov soffriva di stati di male epilettico. Ecco come li descrive.

   “….Sono sicuro, signore, che domani avrò una lunga crisi…un attacco epilettico molto lungo, lunghissimo. Mi durano parecchie ore, e perfino un giorno o due. Una volta mi è durato tre giorni…mi smetteva e poi ricominciava; per tre giorni non ripresi conoscenza”

    “…Come fai a dire che ti verrà domani?…”

    “ …Lo sento che mi verrà un attacco, ho questo presentimento, sarà la paura che me lo farà venire…”

Fjòdor Dostojevskij, “I fratelli Karamàzov” (1880), traduzione di Pina Maiani, Gherardo Casini Editore, 1954, pag. 331, 333

Certe volte invece Smerdjakov fingeva di avere l’epilessia. In questa scena Smerdjakov e Ivan Karamazov stanno rievocando l’assassinio del loro padre Fjodor:

  1. Voi siete partito, e io allora sono ruzzolato in cantina…
    - Avevi un attacco o fingevi?
    - Fingevo, si capisce. Fu tutta una finzione. Scesi le scale tranquillamente fino in fondo, mi distesi tranquillamente per terra e cominciai a urlare. E mentre mi portavano via mi dibattevo.
    - Aspetta! Sempre, anche dopo, anche all’ospedale fingevi?
    - Nient’affatto. La mattina dopo, prima ancora di arrivare all’ospedale, mi venne un attacco davvero, e così forte come non ne avevo avuti da molti anni. Per due giorni persi completamente la conoscenza
 

“I fratelli Karamazov”, stessa edizione, pag. 76


     > Tahar Ben Jalloun: soli col proprio male

Un padre sta per perdere i suoi averi perché la moglie ha partorito sette figlie, e decide che l’ottavo sarà maschio anche se nascerà femmina. La bambina  viene chiamata Ahmed, e tutti pensano sia maschio. Sposa la cugina Fatima, che ha una epilessia ed è claudicante, quasi per una vendetta nei confronti della vita. Ma Fatima è felice che Ahmed l’abbia fatta uscire dalla famiglia, e non chiede nulla.

           “Cadeva a terra e perdeva conoscenza…il corpo si dibatteva, solo, con il vento, con i demoni… Nessuno ne era turbato o emozionato… si faceva le sue crisi in solitudine e tutto restava al suo posto”.

            Ahmed ne ha disgusto, vuole sbarazzarsi di lei. Fatima lo capisce, smette di prendere le medicine e si lascia andare al suo male. Prima di morire dice a Ahmed che sa che è una donna, e che per entrambe l’essere donna è la vera minorazione : “Tu sarai vedovo e io sarò stata un errore” sono le sue ultime parole

 
Tahar Ben Jalloun, 1944, “Creatura di sabbia”, 1985

     > Elsa Morante: morte improvvisa di un bambino con l’epilessia

          Siamo in guerra, e Useppe nasce dalla violenza subita da Ida. Fino da bambino presenta attacchi epilettici. La madre insegna, ed è costretta ad affidare il la custodia del bambino alla  cagna Bella.

             Bella guida una volta Ida fino al figlio, svenuto sul greto del Tevere. Ma il giorno dopo, mentre Ida è a scuola, Useppe è colpito da un ultimo, fatale attacco. Ida si precipita a casa e trova Useppe privo di coscienza…              “si tenne china su di lui, come le altre volte,in attesa che lui rìalzasse le palpebre in quel suo solito sorriso particolare. Solo in ritardo, incontrando gli occhi di Bella,  essa capì. La cagna difatti era lì che stava a guardarla con una malinconia luttuosa, piena di comprensione animalesca…”

              Ida sprofonda nell’incoscienza. Bella difende Ida e Useppe fino alla morte: è necessario abbatterla per permettere alla polizia di portare via il corpo del bambino…

 
Elsa Morante, 1912-1985, “La storia”, 1974

     > Epilessia canina: gli stati di male di Julius

Benjamin Malaussène, protagonista di molti romanzi di Daniel Pennac, possiede un cane di nome Julius, che soffre di epilessia:          “Pare che esistano , i cani epilettici… l’epilessia è una malattia comune, benigna, che colpisce persone come si deve, guarda Dostoevskij…” (ma Julius non si riprende)…”quanto può durare una crisi epilessia? Ormai sono già un giorno e due intere notti…” (il cane viene assistito, intubato e cateterizzato, ma le crisi continuano)…di quando in quando la massa inerte di peli si mette a sussultare…” (finalmente Julius si risveglia e scappa, disseminando allegramente le deiezioni  per le scale)…

 
Daniel Pennac, “Il paradiso degli orchi”, traduzione di  Yasmina  Melaouah, Feltrinelli, 1991
 
news
cliccare sulle voci che scorrono per aprire le relative informazioni
 
Iscriviti alla nostra Newsletter
e-mail   Subscribe  
Unsubscribe
 
 
Copyright ©2002/2010  Innovation Group , all rights reserved